
Si è confusamente concluso l’iter parlamentare del DDL Gelmini: una ulteriore occasione sprecata per la riforma del sistema universitario italiano. La riforma è sbagliata anche se, va detto, non giustifica in se stessa scontri di piazza e barricate. Il disastro più grosso è prodotto dalla combinazione delle sue vistose imperfezioni e dalla riduzione sconsiderata delle risorse.
Il problema non è che la riforma Gelmini sia “troppo” meritocratica, ma che non lo sia affatto. Per imprimere una rinnovata vitalità alle università pubbliche sarebbe stato necessario liberarle da vincoli burocratici e sottoporle ad un effettivo sistema di valutazione, sulla base del quale mettere le risorse disponibili la dove producono la migliore ricerca e didattica di qualità: l'unico modo efficace per combattere gerontocrazia e nepotismo. Invece è stato costruito un castello di nuove norme, molte delle quali ancora da scrivere e delegate al ministro, in palese contrasto con la Costituzione.
Nel frattempo l’Agenzia per la valutazione langue e la quota del finanziamento statale distribuito agli Atenei in base al merito di fatto decresce. In compenso una normetta di favore per un imprenditore amico equipara le università telematiche (tra cui quella collegata al Cepu) alla Bocconi o alla Cattolica. Il nuovo meccanismo dei concorsi prevede una idoneità nazionale inflazionata e quindi inutile. La cosiddetta tenure track è un percorso ad ostacoli destinato a durare almeno quindici anni, con l'effetto che non si diventerà professori associati mai prima dei quaranta. I fondi per le borse di studio sono stati letteralmente prosciugati.
A dimostrazione di quale sia il suo stile, la Ministra si è ripetutamente vantata di una norma "anti-parentopoli" che in realtà non avrebbe voluto. L'ho sentita con le mie orecchie esprimere riserve sul relativo emendamento in una conversazione a latere della Commissione Cultura. Una versione iniziale di quella norma era stata presentata dall'On. Mazzarella (PD) e la seconda, molto simile a quella poi fatta propria dalla relatrice di maggioranza, era stata presentata dal sottoscritto. Non che ne vada fiero. Regole del genere (vietato che i professori universitari decidano l'assunzione di stretti parenti nel proprio dipartimento) non dovrebbero essere necessarie.
Chi ne vuole sapere di più può leggere la relazione di minoranza presentata alla Camera da Luigi Nicolais, le motivazioni presentate a sostegno della pregiudiziale di costituzionalità da me presentate a nome del gruppo PD, la premessa all’esame del provvedimento di Manuela Ghizzoni e la dichiarazione di voto di Dario Franceschini.



















