
1 Il clima e l’organizzazione dei lavori della prima settimana di aprile hanno ovviamente risentito del dramma abruzzese. Se si fa eccezione per la incredibile ostinazione con cui la Lega Nord ha cercato di imporre, pur in questo frangente, l’approvazione di norme talmente discutibili (sulle ronde e il trattenimento degli immigrati nei centri di espulsione) da generare seri dubbi anche in vari esponenti del PdL. Ancora più sconcertante l’atteggiamento del ministro Maroni che, per dimostrare la sua sintonia con il gruppo parlamentare leghista e la priorità attribuita a quei provvedimenti, ha deciso di spendere quasi una intera giornata alla Camera invece di seguire con l’attenzione dovuta gli interventi delle forze dell’ordine a sostegno e tutela delle popolazioni colpite dal terremoto.
2. In Aula alla Camera lunedì è stato approvato il disegno di legge di conversione del decreto-legge sulle “misure a sostegno dei settori industriali in crisi”, che nei giorni successivi è stato definitivamente approvato al Senato (dove il Governo ha posto nuovamente la questione di fiducia). Il decreto contiene di tutto un po’. Ma soprattutto questo decreto conteneva le “disposizioni in materia di quote latte”: in pratica un regalo a quegli allevatori, difesi dalla Lega Nord, che non hanno rispettato i limiti comunitari, a danno dei produttori onesti. Da qui l’imbarazzo di vari esponenti del PdL e la necessità per il governo di compattare forzosamente la maggioranza con la questione di fiducia.
3. Da martedì è cominciato l’esame in Aula alla Camera del cosiddetto secondo “decreto sicurezza”, frutto di una operazione di «taglia e cuci» attraverso cui sono state mescolare cose diverse. Le norme riguardanti la violenza sessuale e gli atti persecutori erano già presenti in disegni di legge arrivati ad uno stadio avanzato dell’iter ordinario che sono state poi tagliate ed incollate in questo provvedimento per ragioni più propagandistiche che di urgenza. A parte qualche problema (che ho evidenziato nel mio intervento sul complesso degli emendamenti) le modifiche al codice penale per il contrasto dei reati a sfondo sessuale sono condivisibili, anche perché frutto di un percorso in una buona misura condiviso tra maggioranza e opposizione. Nel decreto mancano misure e risorse adeguate per la tutela e il sostegno delle vittime di quei reati. Due altri elementi del decreto erano invece assolutamente inaccettabili e grazie ad una buona azione di squadra, anche in collaborazione con gli altri gruppi di opposizione, siamo riusciti, almeno per ora, ad evitare che diventassero legge.
4. L’articolo 6 del decreto, pomposamente titolato Piano straordinario di controllo del territorio reintegra in una misura talmente insignificante da risultare offensiva la riduzione di risorse finanziarie imposta dai provvedimenti dei mesi scorsi alle forze dell'ordine, le quali già oggi sono palesemente sotto organico e prive dei mezzi necessari a svolgere efficacemente le loro più elementari funzioni. Alle stesso tempo l’articolo 6 istituzionalizzava per legge le “ronde”. Una scelta che vede fortemente contrarie le forze di polizia, deroga pericolosamente al principio fondativo di qualsiasi moderno Stato di diritto secondo cui la sicurezza dei cittadini è affidata in maniera esclusiva a corpi di funzionari pubblici appositamente addestrati e sottoposti a rigorosi codici di condotta, e delega invece il controllo del territorio, nel migliore dei casi, a persone inadatte al ruolo che rischiano di intralciare il lavoro delle forze dell'ordine, nel peggiore dei casi a militanti politici eccitati ed eccitabili, a gruppi settari segnati da pesanti pregiudizi razziali, messi a contratto da sindaci per lo più inclini ad assumere atteggiamenti populistici. Sotto la pressione del nostro e degli altri gruppi di opposizione, il governo ha alla fine ceduto alla richiesta di stralciare le norme in questione e di ripresentarle semmai in un progetto di legge ordinario, sul quale ovviamente dovremo tornare a vigilare.
5. L'articolo 5 del decreto estendeva da due a sei mesi la durata massima del trattenimento degli immigrati non regolari nei “Centri di identificazione e di espulsione”. In pratica, secondo un argomento esplicitamente esposto dalla relatrice On. Lussana, siccome è ormai acclarato che tra gli immigrati - ed in particolare tra quelli irregolari - è presente una percentuale più alta di delinquenti rispetto ai cittadini italiani, è giustificabile che per gli immigrati irregolari non valgano le garanzie fondamentali sancite dalla costituzione a tutela della libertà personale. Da questo punto di vista, l’articolo 5 era anche incompatibile con la direttiva comunitaria n. 115 del 2008 in base alla quale “gli Stati membri possono trattenere il cittadino di un Paese terzo sottoposto a procedure di rimpatrio soltanto per preparare il rimpatrio o effettuare l'allontanamento, in particolare quando sussista un rischio di fuga o il cittadino del Paese terzo eviti od ostacoli la preparazione del rimpatrio o dell'allontanamento”. In base al testo del decreto il trattenimento poteva invece continuare anche in caso di “ritardo nell'acquisizione di documenti necessari all'espulsione”, cioè anche in presenza di cause del tutto indipendenti dalla volontà o dai comportamenti del soggetto da espellere. Sull’emendamento soppressivo dell’articolo 5, in base al regolamento della Camera, abbiamo chiesto che si votasse a scrutinio segreto e la Camera lo ha approvato! Questa settimana il Parlamento ha fatto il suo mestiere.














