
Nel corso della prima settimana dall'insediamento del Governo Monti sono stati risolti i tre problemi che, a partire dal mese di giugno, avevo posto al Governo Berlusconi, riguardo alla applicazione del blocco triennale degli stipendi ad alcune categorie di ricercatori e professori universitari. Come ho sempre sottolineato, l’obiettivo non era sottrarre la “corporazione” degli accademici alla necessaria corresponsabilità verso un doloroso aggiustamento macroeconomico di cui tutto il Paese è chiamato a farsi carico. Quelli su cui mi sono focalizzato sono casi in cui il blocco avrebbe avuto effetti sproporzionati, ingiustificati sul piano giuridico, proprio su posizioni meno garantite. Rinvio agli altri post sullo stesso argomento chi voglia recuperare le premesse.(1) (2) (3). Qui di seguito sintetizzo le conclusioni.
Ricercatori e professori al momento della conferma: il Governo, rispondendo ad una interpellanza urgente a mia prima firma, ha confermato in maniera analitica e definitiva che le università devono riconoscere l’adeguamento stipendiale previsto al momento della conferma e procedere in quella occasione alla ricostruzione della carriera (vedi il resoconto).




















Commenti
-procedere alla corresponsione degli aumenti stipendiali ai professori e ai ricercatori
derivanti dalle conferme in ruolo, compreso il riconoscimento, sia ai fini della
carriera sia ai fini retributivi e previdenziali, dei pregressi servizi prestati, ai sensi
dell'articolo 103 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382;
- procedere alla corresponsione ai ricercatori, dopo il primo anno di effettivo servizio
e fino al giudizio di conferma, del trattamento economico previsto dall’art. 1, c. 2,
Legge 31 marzo 2005, n. 43.
Sembra una buona notizia.
Il mio ateneo (UniMi) ha invece ribadito che intende continuare a NON riconoscere il trattamento economico se non in presenza di una esplicita indicazione dei Ministeri (MIUR e MEF).
La mia amministrazione è decisa a non riconoscere nulla e ribatte nel merito delle interrogazioni
parlamentari asserendo che è il governo a SBAGLIARE!
https://docs.google.com/viewer?a=v&pid=explorer&chrome=true&srcid=0B7tlC102A8-hMzNhYzFmNjgtMmEyMS00OWM5LWEzOTUtZDQ3ZDQyYWE1NmU1
Grazie
Isidoro Mortellaro
http://www.codau.it/ufficio_studi/file_ufficio/418//aggiornamento_Lumsa%5B2%5D.pdf
Anche grazie a successivi contatti con dirigenti Miur e Mef, diversi atenei si stanno adeguando. Vi suggerisco quindi di segnalare anche ai vostri la nota CODAU o di scrivermi, per ulteriori iniziative.
Nonostante le risposte alle tre interpellanze, diverse università non riconoscono la conferma ai fini economici, procedendo solo per gli effetti giuridici. Ad esempio, UniSalerno è appena partito coi decreti di conferma ai fini esclusivamente giuridici, poiché non ha ricevuto alcuna risposta al quesito sottoposto all'IGOP in materia di conferme nello scorso luglio (L'IGOP è un ispettorato del Ministero dell'Economia). Per Unisa non conta l'attività parlamentare, ma le risposte degli organi di riferimento, che non si pronunciano. Perché?
Il Ministero è davvero d'accordo? Allora si può sollecitare ALMENO una risposta da parte dell'IGOP in senso positivo? Un parere fornito ad un ateneo è un parere fornito a tutti.