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Soldi ai partiti? Così no!

Perché non ho votato la legge

[Mio intervento su l'UnitàQui il link al Pdf]. Il progetto di legge approvato ieri dalla camera dimezza l’entità dei contributi statali ai partiti rispetto al picco di 182 milioni di euro all’anno inopinatamente raggiunto nel 2010. Si tratta di un atto di serietà che in molti nel PD abbiamo chiesto e che il Segretario Bersani ha avuto il merito di assumere, anche superando preoccupazioni espresse al nostro interno e resistenze di altri partiti.

Il progetto Calderisi-Bressa (PdL-Pd), tuttavia, sancisce al tempo stesso il passaggio dal sistema dei falsi rimborsi elettorali attualmente in vigore ad un finanziamento pubblico ordinario apertamente dichiarato. Una decisione non ovvia per la stragrande maggioranza dei cittadini italiani che, se fossero chiamati a votare in un referendum simile a quello del 1993, direbbero esattamente la stessa cosa (“no a qualsiasi finanziamento pubblico”) con più forza di allora e con qualche buona ragione. Una scelta che sarebbe stata accettabile, se fosse stata accompagnata da condizioni rigorose, vagamente simili, ad esempio, a quelle poste dalla legge sui partiti tedesca, che si è detto a sproposito di avere imitato. Purtroppo non è andata così.

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Soldi ai partiti

La legge non va

[Intervista di Marco Esposito su L'Espresso Online]. 'La nuova norma non prevede alcun paletto sull'uso dei finanziamenti pubblici. Domani i leader potrebbero di nuovo comprare diamanti o investire in Tanzania. E in più, sottrae il controllo alla Corte dei Conti'. La denuncia di Salvatore Vassallo, deputato del Pd e politologo.