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Un passo da gigante

Quali aggiustamenti all'Italicum

L’accordo costruito da Renzi in tre giorni è un passo da gigante rispetto alle tre bicamerali precedenti. L’insieme del pacchetto prendere-o-lasciare è molto più ambizioso e rivoluzionario di tante proclamate «grandi riforme». Se tutti e tre pilastri – senato, legge elettorale, regioni – verranno tradotti in legge, le intese a fisarmonica di questa malnata XVII legislatura, grazie al nuovo Pd, saranno servite al paese, al di sopra di ogni ragionevole aspettativa. La legge elettorale non è perfetta, ma può realizzare ciò che promette: i candidati saranno ben visibili sulla scheda e gli elettori saranno messi in condizione di valutarli; le elezioni potranno produrre una maggioranza parlamentare e un governo di legislatura; i partitini personali scompariranno dalla scena. Il ritorno ai collegi uninominali, che sarebbe stata la strada maestra, si è rivelata non praticabile, ma potrebbe riprendere forza quando il sistema politico si sarà riassestato. Per ora, è senza dubbio preferibile abbandonare il meglio e prendere il bene che c’è nell’Italicum, applicandosi solo ai dettagli: le soglie e la tecnica di ripartizione dei seggi.

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Partito di massa, primarie aperte

Mio intervento su Europa

Prove di dialogo, ieri, al seminario di Italianieuropei. In parallelo alla riunione della commissione per il regolamento (da non confondere con il primo, com’è capitato). Siamo ai preliminari, su temi che scaldano solo pochi appassionati. Il clima non è falsamente unanime, come nel 2007. E nemmeno gladiatorio, come nel 2009. Molte diversità di opinione sono rimaste quasi intatte. Con l’endorsement ormai esplicito a Gianni Cuperlo, D’Alema ha di fatto inaugurato la sua campagna congressuale. Si è detto convinto che segretario e candidato premier non devono “necessariamente” coincidere. Ma la logica dello Statuto, la scelta del segretario da parte di tutti gli elettori, non mi pare sia più in discussione.

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Come si fa un Congresso vero

Mio intervento su Europa

Nei prossimi mesi il Pd o cambia o muore. O trova il modo di costruire senso di comunità e leadership, riconoscendo che non si tratta di valori contrapposti, o è destinato a deperire. O riesce a darsi una visione e selezionare una classe dirigente qualificata o la ruota del rinnovamento continuerà a girare a vuoto. O si libera delle contrapposizioni del passato, anche delle ferite che ancora bruciano, per guardare però davvero avanti, o non avrà futuro.

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Un monocolore Dc per le riforme?

Mio intervento su Europa

Il governo Letta-Alfano nasce con la ragionevole ambizione di chiudere la transizione politico-istituzionale iniziata nei primi anni novanta. Nelle premesse, al di là delle apparenze, si propone di dare allo sgangherato bipolarismo nato nella contrapposizione tra berlusconiani e post-comunisti quello che finora è mancato: un senso di condivisione di fondo sui valori della Repubblica e dell'interesse nazionale; un reciproco riconoscimento tra le principali forze politiche; regole istituzionali che sanciscano il passaggio definitivo a una democrazia maggioritaria in cui chi vince governa. Obiettivi per niente in contrasto. Una bella e nobile impresa di cui si discute da tempo e i cui nodi sono ben noti.