
Corriere di Bologna (26/01/2010 - intervista a cura di Alessandro Mantovani) Delbono è indagato da fine dicembre, da metà gennaio la vicenda appare seria. Nel centrodestra c’è chi dice che avrebbe dovuto dimettersi prima del 21 gennaio per evitare un anno di commissariamento alla città. Lei come la vede?
«C’è stata un’accelerazione proprio negli ultimi giorni riguardo alle notizie sui fatti da chiarire, le dimissioni mi sembrano molto tempestive», risponde Salvatore Vassallo, docente, politologo, deputato del Pd e autore del codice etico del partito. «Anche perché l’interrogativo — prosegue — non era se Delbono dovesse dimettersi subito, ma se avrebbe dovuto farlo in caso di rinvio a giudizio. Non credo si potesse essere più tempestivi, certo non lo sarebbero stati gli esponenti del centrodestra che criticano il Pd. C’è un elemento di diversità che caratterizza il centrosinistra ed è l’avere di fatto sollecitato le dimissioni, anche di fronte a fatti che potrebbero non rivelarsi gravi reati».
Il Pd non sarà stato così tempestivo anche per le pressioni di Antonio Di Pietro?
«Non sappiamo come siano andate le cose. In presenza di una situazione non totalmente chiara Delbono si è dimesso, credo abbia fatto bene, così potrà chiarire. Ma apre un problema per Bologna che non può permettersi un anno di commissariamento. Ci sono problemi tecnici ma credo sia possibile aggirarli con un intervento legislativo se maggioranza e opposizione saranno disponibili».
Delbono e Piero Marrazzo, due casi diversissimi. Non hanno svuotato le casse pubbliche ma entrambi mostrano grande disinvoltura, una sorta di arroganza del potere. Non trova?
«Qui ci sono state come minimo alcune leggerezze nell’uso delle risorse, ma sono cose ancora non completamente chiarite».
Non è arrogante dire che «se fosse vero parleremmo di 600 euro l’anno quando io ne guadagnavo 6-7.000 al mese» come ha detto Delbono?
«Si tratta di un’argomentazione inaccettabile».
C’è chi dice che «un comunista non l’avrebbe mai fatto». È d’accordo?
«Sono preoccupato per la qualità morale della classe dirigente non solo politica. Ma l’evocazione dei comunisti di altri tempi è illusoria. Stiamo parlando di una figura idealizzata contrapposta a casi singoli, non ancora chiari, tratti dalla realtà. Così il "politico comunista" è per definizione meglio del professore cattolico. Non mi pare che oggi comunisti ed esponenti della società civile siano tipi umani inconfondibili e categorie discriminanti. Che l’uno possa dare a priori maggiori garanzie, o viceversa. Una maggiore garanzia la danno la trasparenza, il controllo reciproco e il periodico ricambio».
Caduto Delbono, che era stato scelto con le primarie, il Pd deve farle di nuovo per indicare il futuro candidato?
«E come sennò? Anche se le accuse al sindaco si dovessero rivelare malauguratamente vere, non sarebbe una prova che era sbagliato il metodo. Delbono era il preferito dall’establishment del partito e sarebbe stato candidato anche senza primarie».










































